La Lega Nord è cambiata, ora dice “prima gli italiani”

7 06 2009

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Prendiamo voti al Pd e agli ex An. La nostra platea si allarga, non siamo più una forza identitaria e territoriale

MILANO – «Ormai siamo passati dal “prima i padani” al “prima gli italiani”. Per la Lega si apre uno spazio che mai avremmo sospettato». Mario Borghezio è carico come una molla. Euforico. La raffica di comizi a cui si sottopone in questi giorni gli suggerisce un risultato per il Carroccio che «sarà ben oltre le aspettative. E non soltanto per il fatto quantitativo: io credo che vedremo una Lega che è diventata qualcosa di diverso». Diverso in che modo? «Io penso che il Carroccio stia catturando voti in tutte le direzioni. Principalmente, dal Pd e dalla componente di An del Pdl. Forse, in una misura che va anche al di là dei nostri meriti. Siamo sempre di più il movimento di chi ha perso la fiducia negli altri partiti, da una parte. E dall’ altra, il nostro messaggio ha allargato la sua platea, viene ascoltato anche da chi prima non ci ascoltava». Che cosa glielo suggerisce? «Lo vedo dal successo dei nostri comizi in zone prima a noi precluse: non soltanto la cintura rossa di Torino e di Milano, non soltanto l’ Emilia, ma addirittura in centro Italia: a Frosinone, a Latina… ». E come utilizzerete questi voti? «Il punto è proprio questo. Noi abbiamo la fortuna di avere Bossi, una guida che semplicemente non ha paragoni. E lui stesso si è reso conto che qualcosa sta cambiando. È lui che a volte dice “prima gli italiani” invece che “prima i padani”. Il Carroccio, da movimento identitario e territoriale, costruito su alcuni temi fondamentali, sta diventando un partito contenitore di massa, dalla composizione sociale sempre più differenziata e che per questo si misura con interessi sempre più ampi. Penso che la Lega dovrà prepararsi a una partita molto più grande di quel che credeva». E’ sbagliato dire «più forte la Lega, meno stabile il governo»? «Questo non dipende certo dalla Lega. Il Carroccio può diventare un problema soltanto se sente che le sue istanze e la rappresentanza che vi è alle spalle vengono prese alla leggera. Ma, appunto, noi abbiamo di fronte nuove responsabilità. Che riguardano non soltanto il voto extrapadano, ma la sua stessa impostazione: il Carroccio si sente pronto a dettare l’ agenda politica a trecentosessanta gradi. E nulla sarà come prima: persino le presidenze del Veneto e della Lombardia, che scadono il prossimo anno, in quest’ ottica diventano secondarie». Non teme che le sfide del governo, nei prossimi mesi assai più impegnative che non nel primo anno, possano spingerlo a rallentare la complicata trattativa sui numeri del federalismo? «La forza aggiuntiva che ci verrà data in queste elezioni servirà proprio ad evitare questo rischio. Ma quella dei prossimi mesi è una sfida epocale per la Lega. Epocale ed esaltante: avrà l’ occasione di dimostrare che non è soltanto il partito capace di urlare più forte degli altri, ma anche un movimento in grado di dare un contributo fondamentale all’ intero Paese attraverso le sue ricette. È la rivolta dei Fantozzi…». Scusi? «Massì, sono gli umiliati da sempre che ritrovano la voce. Si vedrà che dietro al nostro essere autentici e capaci di interpretare d’ acchito la sensibilità popolare, ci sono anche risposte che i mega direttori galattici non sono in grado di dare»

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